martedì 27 ottobre 2020

Consolarsi nella e con la serietà della "Gentilitas "


https://www.youtube.com/watch?v=wPoHLJhi1kc&feature=emb_logo


Lucrezio, Della natura, II, 1034 sgg.



In primo luogo il luminoso e puro colore del cielo

e quanto esso contiene in sé, gli astri vaganti in ogni parte,

e la luna e il sole con lo splendore della luce chiarissima –

se tutte queste cose ora per la prima volta fossero vedute

dai mortali, se d’improvviso si presentassero loro, d’un tratto,

che mai si potrebbe dire meraviglia più grande di esse

o che prima le genti meno osassero credere possibile?

Nulla, io penso: tanto questa vista sarebbe parsa mirabile.

E ora osserva: per la stanchezza di vederlo a sazietà, nessuno

ormai si degna di levare lo sguardo alle volte lucenti del cielo.




https://francescodipalo.wordpress.com/2020/10/27/il-conoscere-come-puro-piacere-teoretico-e-realizzazione-della-natura-umana/








giovedì 1 ottobre 2020

Federico Nostro Padre nella fede e nella follia sana santa libera e liberata e danzante

http://www.filosofico.net/nietzsche.htm?fbclid=IwAR16GCt4uiGMC_YaDVzYuA3mEDmYE3ftJRLmQZ1uoOkEn6o0FidImltqNko


FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano, troppo umano II, 1879/80.

https://www.libriantichionline.com/bibliofilia/friedrich_nietzsche_buon_libro_tempo

Ogni buon libro sa di acerbo quando appare : ha il difetto della novità. Inoltre gli nuoce il suo autore vivo, se è noto e si divulgano molte cose su di lui: giacché tutti sogliano scambiare l'autore con la sua opera. Ciò che in questa v'è di spirito, dolcezza e dorato splendore, può svilupparsi solo con gli anni, con la cura di una venerazione, che cresce, invecchia e da ultimo viene tramandata. Molte ore devono passarci sopra, molti ragni devono tesserei sopra la loro rete. I buoni lettori fanno un libro sempre migliore e i buoni avversari lo chiariscono.

Ogni buon libro è scritto per un determinato lettore e la sua specie, e viene appunto perciò considerato con sfavore da tutti gli altri lettori, la gran maggioranza : per cui la sua fama riposa su base angusta e può essere edificata solo lentamente. Il libro mediocre e cattivo è tale proprio per il fatto che cerca di piacere, e anche piace, a molti.



In verità, anche io ho imparato a fondo l’arte di attendere - ma soltanto di attendere me stesso.

Nietzsche,Così parlò Zarathustra


Ora si apre a noi per così dire la montagna incantata dell'Olimpo e ci mostra le sue radici.

Il greco conobbe e senti' i terrori e le atrocità dell'esistenza: per poter cumunque vivere, egli dove' porre davanti a tutto ciò la splendida nascita sognata degli Dei olimpici. L'enorme diffidenza verso le forze titaniche della natura, la Moira spietatamente troneggiante su tutte le conoscenze, l'avvoltoio del grande amico degli uomini Prometeo, il Destino orrendo del saggio

Edipo, la maledizione della stirpe degli Atridi, che costringe Oreste al matricidio, insomma tutta la filosofia del dio silvestre con i suoi esempi mitici, per la quale perirono i melanconici Etruschi - fu dai Greci ogni volta superata, o comunque nascosta e sottratta alla vista, mediante quel mondo artistico intermedio degli Dei olimpici. Fu per poter vivere che i Greci dovettero, per profondissima necessità, creare questi Dei. [...] Nel mondo olimpico, la "volontà" ellenica si pose di fronte a uno specchio trasfiguratore. Così gli Dei giustificano la vita umana vivendola essi stessi - la sola teodicea soddisfacente.

(F. Nietzsche) La nascita della tragedia



Nella lotta contro la stupidità, gli uomini più giusti e miti finiscono col diventare brutali. In tal modo essi sono forse sulla giusta via di difesa, perché alla fronte ottusa s’addice di diritto, come argomento, il pugno serrato. Ma poiché, come s’è detto, il loro carattere è mite e giusto, per questi mezzi di legittima difesa, essi soffrono più di quanto non facciano soffrire. (Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano)


E che? L'uomo è soltanto un errore di Dio? Oppure Dio è un errore dell'uomo? ( Crepuscolo degli idoli - detti e frecce, n.7)


L'uomo che non vuole appartenere alla massa non deve far altro che cessare di essere accomodante verso se stesso; segua la sua coscienza che gli grida: "Sii te stesso!". Non c’è nessuna creatura più triste, più infelice in natura che l’uomo che ha eluso il suo genio e strizza gli occhi ora a destra, ora a sinistra, ora dietro di sé, e in qualsiasi direzione. 

Friedrich Nietzsche, Considerazioni inattuali


Tutti gli uomini, di tutte le epoche, e ancora oggi, si dividono in schiavi e liberi; perché chi non dispone di due terzi della sua giornata è uno schiavo, qualunque cosa sia per il resto: uomo di stato, commerciante, impiegato statale, studioso.

"Ci vuole più coraggio e forza di carattere per fermarsi o addirittura per volgersi indietro che per andare avanti.”

FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE

(Volontà di potenza)

|Io amo colui che si vergogna quando il dado cade in suo favore, e chiede: ho forse barato?|
Friedrich Nietzsche

 "Attenzione, quando combatti i mostri, a non diventare tu stesso un mostro... perché quando guardi a lungo nell'abisso, anche l'abisso guarda in te

Federico Nietzsche, "Al di là del bene e del male"


Giunto nella città vicina, sita presso le foreste, Zarathustra vi trovò radunata sul mercato una gran massa di popolo: era stata promessa infatti l'esibizione di un funambolo. E Zarathustra parlò così alla folla:Io vi insegno il superuomo. L'uomo è qualcosa che deve essere superato. Che avete fatto per superarlo? Tutti gli esseri hanno creato qualcosa al di sopra di sé: e voi volete essere il riflusso in questa grande marea e retrocedere alla bestia piuttosto che superare l'uomo? Che cos'è per l'uomo la scimmia? Un ghigno o una vergogna dolorosa. E questo appunto ha da essere l'uomo per il superuomo: un ghigno o una dolorosa vergogna. Avete percorso il cammino dal verme all'uomo, e molto in voi ha ancora del verme. In passato foste scimmie, e ancor oggi l'uomo è più scimmia di qualsiasi scimmia. E il più saggio tra voi non è altro che un'ibrida disarmonia di pianta e spettro. Voglio forse che diventiate uno spettro o una pianta? Ecco, io vi insegno il superuomo! Il superuomo è il senso della terra. Dica la vostra volontà: sia il superuomo il senso della terra! Vi scongiuro, fratelli rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze! Lo sappiano o no: costoro esercitano il veneficio. Dispregiatori della vita essi sono, moribondi e avvelenati essi stessi, hanno stancato la terra: possano scomparire! Un tempo il sacrilegio contro Dio era il massimo sacrilegio, ma Dio è morto, e così sono morti anche tutti questi sacrileghi. Commettere il sacrilegio contro la terra, questa è oggi la cosa più orribile, e apprezzare le viscere dell'imperscrutabile più del senso della terra! In passato l'anima guardava al corpo con disprezzo: e questo disprezzo era allora la cosa più alta: essa voleva il corpo macilento, orrido, affamato. Pensava in tal modo, di poter sfuggire al corpo e alla terra. Ma questa anima era anch'essa macilenta, orrida e affamata: e crudeltà era la voluttà di questa anima! Ma anche voi, fratelli, ditemi: che cosa manifesta il vostro corpo dell'anima vostra? Non è forse la vostra anima indigenza e feccia e miserabile benessere? Davvero, un fiume immondo è l'uomo. Bisogna essere un mare per accogliere un fiume immondo, senza diventare impuri. Ecco, io vi insegno il superuomo: egli è il mare, nel quale si può inabissare il vostro grande disprezzo. Qual è la massima esperienza che possiate vivere? L'ora del grande disprezzo. L' ora in cui vi prenda lo schifo per la vostra felicità e così pure per la vostra ragione e la vostra virtù . L' ora in cui diciate : " Che importa la mia felicità ? Essa é indigenza e feccia e un miserabile benessere . Ma la mia felicità dovrebbe giustificare persino l' esistenza ! " L' ora in cui diciate : " Che importa la mia ragione ! Forse che essa anela al sapere come il leone al suo cibo ? Essa é indigenza e feccia e un miserabile benessere " . L' ora in cui diciate : " Che importa la mia virtù ! Finora non mi ha mai reso furioso . Come sono stanco del mio bene e del mio male ! Tutto ciò é indigenza e feccia e benessere miserabile ! " . L' ora in cui diciate : " Che importa la mia giustizia ! Non mi vedo trasformato in brace ardente Ma il giusto é brace ardente ! " . L' ora in cui diciate : " Che importa la mia compassione ! Non é forse la compassione la croce cui viene inchiodato chi ama gli uomini ? Ma la mia compassione non é crocefissione " . Avete già parlato così ? Avete mai gridato così ? Ah , vi avessi già udito gridare così ! Non il vostro peccato - la vostra accontentabilità grida al cielo, la vostra parsimonia nel vostro peccato grida al cielo! Ma dov'è il fulmine che vi lambisca con la sua lingua! Dov'è la demenza che dovrebbe esservi inoculata? Ecco, io vi insegno il superuomo: egli è quel fulmine e quella demenza! - Zarathustra aveva detto queste parole, quando uno della folla gridò: "Abbiamo sentito parlare anche troppo di questo funambolo; è ora che ce lo facciate vedere!". E la folla rise di Zarathustra. Ma il funambolo, credendo che ciò fosse detto per lui, si mise all'opera. Zarathustra invece guardò meravigliato la folla. Poi parlò così: L'uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo, - un cavo al di sopra di un abisso. Un passaggio periglioso, un periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e un periglioso rabbrividire e fermarsi. La grandezza dell'uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell'uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto. Io amo coloro che non sanno vivere se non tramontando, poiché essi sono una transizione. Io amo gli uomini del grande disprezzo, perché essi sono anche gli uomini della grande venerazione e frecce che anelano all'altra riva. Io amo coloro che non aspettano di trovare una ragione dietro le stelle per tramontare e offrirsi in sacrificio: bensì si sacrificano alla terra, perché un giorno la terra sia del superuomo.Io amo colui che vive per la conoscenza e vuole conoscere, affinché un giorno viva il superuomo. E così egli vuole il proprio tramonto. Io amo colui che lavora e inventa, per costruire la casa al superuomo, e gli prepara la terra, l'animale e la pianta: giacché così egli vuole il proprio tramonto. Io amo colui che ama la sua virtù: giacché virtù è volontà di tramontare e una freccia anelante. Io amo colui che non serba per sè una goccia di spirito , bensì vuol essere in tutto e per tutto lo spirito della sua virtù : in questo modo egli passa , come spirito , al di là del ponte . Io amo colui che della sua virtù fa un' inclinazione e un destino funesto : così egli vuole vivere , e insieme non più vivere , per amore della sua virtù . Io amo colui che non vuole avere troppe virtù . Una virtù é più virtù di due , perchè essa é ancor più il cappio cui si annoda un destino funesto . Io amo colui l' anima del quale si dissipa e non vuol essere ringraziato , nè dà qualcosa in cambio : giacchè egli dona sempre e non vuol conservare se stesso . Io amo colui che si vergogna quando il lancio dei dadi riesce in suo favore e si domanda : son forse un baro ? egli infatti vuole perire . Io amo colui che getta avanti alle proprie azioni parole auree e mantiene più di quanto prometta : egli infatti vuole il proprio tramonto . Io amo colui che giustifica gli uomini dell' avvenire e redime quelli del passato : a causa degli uomini del presente egli infatti vuole perire . Io amo colui che castiga il suo dio perchè ama il suo dio : giacchè dovrà perire per l' ira del suo dio . Io amo colui l'anima del quale trabocca da fargli dimenticare se stesso, e tutte le cose sono dentro di lui: tutte le cose divengono così il suo tramonto. Io amo colui che è di spirito libero e di libero cuore: il suo cervello, in tal modo, non è altro che le viscere del cuore, ma il suo cuore lo spinge a tramontare. Io amo tutti coloro che sono come gocce grevi, cadenti una a una dall'oscura nube incombente sugli uomini: essi preannunciano il fulmine e come messaggeri periscono. Ecco, io sono un messaggero del fulmine e una goccia greve cadente dalla nube: ma il fulmine si chiama superuomo

venerdì 25 settembre 2020

L’encomio della gentilezza di George Saunders




https://www.adducente.com/lencomio-della-gentilezza-di-george-saunders/?fbclid=IwAR07FTAhsmfAajm-1sQ2sMq7BVuWLbPpQh1xzziICO7-4_6P3pD3-P7sox8


George Saunders è uno degli autori più amati e influenti della scena letteraria americana di oggi.

Nel celebre discorso di Saunders agli studenti della Syracuse University in cui lo scrittore invita i neolaureati a basare la propria vita sulla gentilezza verso il prossimo piuttosto che sull’ambizione personale, possiamo ritrovare un pezzo del nostro cammino insieme.


“Nel corso degli anni si è andata affermando una tradizione per questo tipo di discorsi, che potremmo sintetizzare come segue: un vecchio noioso e antiquato, con i migliori anni ormai alle spalle, che nel corso della sua vita ha commesso una serie di errori madornali (che sarei io), dà consigli dal profondo del cuore a un gruppo di giovani brillanti e pieni di energie che hanno davanti a sé i loro anni migliori (che sareste voi).

E io intendo rispettare questa tradizione.


Ebbene, una delle cose più utili che si può fare con una persona anziana – oltre a prendere soldi in prestito o chiederle di eseguire uno dei “balli” dei suoi tempi, così da poterla osservare facendosi due risate – è chiederle: “Ripensando al passato, di che cosa ti rammarichi?”.

E lei te lo dice.

In qualche caso, come ben sapete, te lo dice anche se non glielo chiedi.

In qualche altro caso ancora te lo dice perfino quando hai specificatamente chiesto che non te lo dica.


Bene: di che cosa mi rammarico?

Di essere stato povero, di quando in quando? Non proprio.

Di aver fatto mestieri tremendi, come “estrarre le articolazioni” in un mattatoio? (Che non vi venga assolutamente in mente di chiedermi che cosa ciò comporta.)

No.

Non mi rammarico di ciò.

Di essermi tuffato senza nulla addosso in un fiume di Sumatra, un po’ alticcio, e di aver guardato in alto, e di aver visto qualcosa come trecento scimmie sedute su una tubatura intente a cagare di sotto, nel fiume, proprio quello nel quale stavo nuotando io, con la bocca spalancata e tutto nudo?

E di essermi ammalato in seguito a ciò, e di essere stato male per i sette mesi successivi?

Non proprio.

Mi rammarico forse di aver fatto qualche sporadica figuraccia?

Come quella volta che giocando a hockey di fronte a una gran folla – in mezzo alla quale c’era una ragazza che mi piaceva davvero tanto – caddi a terra emettendo un bizzarro suono stridulo, e non so come riuscii a segnare nella porta della mia squadra e al tempo stesso a scaraventare il bastone in mezzo alla folla e a colpire proprio quella ragazza?

No.

Non mi rammarico neppure di questo.


In verità mi rammarico di un’altra cosa: in seconda media nella nostra classe arrivò una ragazzina nuova.

Nel rispetto della privacy, diciamo che il nome col quale ci fu presentata fu “Ellen”.

Ellen era piccola, timida.

Indossava occhiali blu dalla montatura a occhi di gatto, del tipo che all’epoca portavano soltanto le signore anziane.

Quando era nervosa, in pratica quasi sempre, aveva l’abitudine di mettersi una ciocca di capelli in bocca e di masticarla.


Insomma, arrivò nella nostra scuola e nel nostro quartiere, e per lo più fu del tutto ignorata, in qualche caso presa in giro (“Sono saporiti i tuoi capelli?” e altre battute del genere).

Mi rendevo conto che questo la feriva.

Ricordo ancora come appariva dopo una villania di questo tipo: teneva gli occhi bassi, se ne stava un po’ ripiegata, come se avesse ricevuto un calcio nello stomaco, come se essendole appena stato ricordato il posto che occupava cercasse, per quanto possibile, di scomparire. Dopo un po’ scivolava via, con la ciocca di capelli ancora in bocca.

A casa, dopo la scuola, immaginavo che sua mamma le chiedesse cose del tipo: “Come è andata oggi, tesoro?”.

E lei rispondesse: “Oh, bene”.

E sua madre forse le chiedeva anche: “Hai stretto amicizie?”, e lei rispondesse: “Sicuro, molte”.

Talvolta la vedevo bighellonare tutta sola nel giardino anteriore di casa sua, come se fosse timorosa di uscirne.

E poi… Poi traslocarono.

Ecco tutto.

Nessuna tragedia.

Nessuna grande presa in giro finale.

Un giorno era lì, il giorno dopo era sparita.

Fine della storia.


Ebbene, perché mai mi rammarico di ciò?

Perché a distanza di quarant’anni ripenso ancora a quell’episodio?

Rispetto alla maggior parte degli altri ragazzini, in realtà, io mi ero comportato abbastanza gentilmente con lei.

Non le ho mai detto niente di sgradevole.

Anzi, in qualche caso l’ho addirittura difesa (un po’).

Eppure… Mi dispiace.

Ecco, questa è una cosa vera che adesso so di sicuro, anche se si tratta di qualcosa di un po’ trito e non so con esattezza che farne: ciò che rimpiango di più nella mia vita è aver mancato di essere gentile.

Mi riferisco a quei momenti in cui davanti a me c’era un altro essere umano, addolorato, e io ho reagito… assennatamente.

In modo riservato.

Bonario.


Oppure, se vogliamo vedere le cose dall’altra parte, potremmo chiederci: chi ricordi con maggior affetto nel corso della tua vita?

Con la più innegabile sensazione di cordialità?

Quelli che sono stati maggiormente gentili nei tuoi confronti, scommetto.


Sarà forse un po’ semplicistico, e sicuramente difficile da mettere in pratica, ma direi che come obiettivo nella vostra vita fareste bene a “cercare di essere più gentili”. 

Ed eccoci alla domanda da un milione di dollari: qual è il nostro problema?

Perché non siamo più gentili?


Questo è quanto penso io in proposito. 

Ciascuno di noi viene al mondo con una serie di malintesi innati che quasi certamente hanno un’origine darwiniana.

Mi riferisco a:

1) noi siamo il centro dell’universo (in altri termini, la nostra storia personale è la storia più importante e interessante al mondo.

Anzi, in realtà è l’unica storia che conti);

2) noi siamo qualcosa di diverso e distinto dall’universo (sì, certo ci siamo noi e poi, laggiù, c’è tutto il resto, cani e altalene e lo Stato del Nebraska e le nuvole basse e, sì, è vero, anche tanta altra gente);

e 3) noi siamo eterni (la morte esiste, sì, certo, ma riguarda te, non me).


Ebbene, noi non crediamo veramente a queste cose – a livello intellettuale non siamo certo così ingenui – ma ci crediamo a livello viscerale, e viviamo in modo conforme a ciò che crediamo, al punto che queste cose fanno sì che noi riteniamo prioritarie le nostre esigenze rispetto a quelle altrui, anche se ciò che vogliamo davvero, nel profondo dei nostri cuori, è essere meno egoisti, più consapevoli di quello che sta accadendo nel momento presente, più aperti, più amorevoli.


Ed eccoci alla seconda domanda da un milione di dollari: come possiamo riuscire a fare una cosa del genere?

Come possiamo diventare più premurosi, più aperti, meno egoisti, più presenti, meno deludenti e così via? 

Già, bella domanda… Purtroppo, mi restano soltanto tre minuti ancora…


Lasciate dunque che vi dica questo: il modo c’è.

Voi già lo sapete, del resto, poiché nella vostra vita avete conosciuto periodi di Grande Gentilezza e periodi di Poca Gentilezza, e già sapete che cosa vi ha spinti verso i primi e lontano dai secondi.

Una buona istruzione serve.

Immergersi in un’opera d’arte serve.

Pregare serve.

Meditare serve.

Una chiacchierata schietta con un caro amico serve.

Sentirsi parte di una tradizione spirituale serve.

Riconoscere che ci sono state innumerevoli persone davvero intelligenti prima di noi che si sono poste queste stesse domande e ci hanno lasciato le loro risposte serve.


Il fatto è che si finisce con lo scoprire che essere gentili è difficile.

Perché essere gentili all’inizio è essere tutti arcobaleni e cucciolotti, ma poi si espande, fino a includere… beh, proprio tutto.

Una cosa gioca a nostro favore: parte di questo diventare più gentili capita naturalmente, con l’età.

Può trattarsi di una semplice questione di logoramento: a mano a mano che invecchiamo impariamo ad accorgerci di quanto sia inutile essere egoisti.

Di quanto sia illogico, davvero.

Iniziamo ad amare il prossimo e così facendo riceviamo una sorta di contrordine in merito alla nostra centralità.

La vita reale ci prende a calci nel sedere, e la gente accorre in nostra difesa e in nostro aiuto, e così impariamo che non siamo separati dagli altri, né vogliamo esserlo.

Vediamo le persone a noi vicine e a noi care indebolirsi, e poco alla volta ci convinciamo che forse anche noi un giorno saremo più deboli (un giorno, tra tanto tempo).

La maggior parte delle persone, quando invecchia, diventa meno egoista e più amorevole. Penso che sia proprio vero.

Il grande poeta di Syracuse Hayden Carruth quasi al termine della sua vita in una poesia scrisse di sentirsi “per lo più amore, ormai”.


Ed eccovi la mia previsione, il mio augurio di tutto cuore per voi: a mano a mano che invecchierete, il vostro Io diminuirà e crescerete nell’amore.

L’IO sarà sostituito poco alla volta dall’amore.

Se avrete figli, quello sarà un momento di enorme rimpicciolimento della vostra centralità.

A quel punto non vi interesserà più ciò che accadrà a voi, purché siano loro a beneficiarne. Questo è uno dei motivi per i quali i vostri genitori oggi sono così orgogliosi e felici.

Uno dei loro sogni più caramente accarezzatisi è trasformato in realtà: voi avete portato a compimento qualcosa di difficile e di tangibile che vi ha fatto crescere come persone e vi renderà la vita migliore, da adesso in poi, per sempre.


Congratulazioni, a proposito!


Da giovani siamo impazienti, come è giusto che sia, di scoprire se possediamo tutto ciò che ci serve.

Ce la faremo?

Riusciremo a costruirci una vita degna di questo nome? Ma voi – in particolare voi, di questa generazione – forse avrete notato un certa qualità ciclica in questa ambizione.

Andate bene al liceo nella speranza di riuscire a entrare in una buona università, così da andare bene all’università nella speranza di riuscire a ottenere un buon posto di lavoro, così da poter svolgere bene il vostro lavoro nella speranza di riuscire a…


E tutto ciò è sicuramente ok.

Se dobbiamo diventare più gentili, questo processo include il fatto di prenderci sul serio, in qualità di persone che agiscono, che portano a termine le cose, che sognano.

Sì, dobbiamo fare proprio questo: essere il meglio di ciò che possiamo essere.


Tuttavia, il successo è inaffidabile.

“Avere successo”, a prescindere da ciò che può voler dire per voi, è difficile, e la necessità di farlo sempre si rinnova di continuo (il successo è come una montagna che continua a innalzarsi nel momento stesso in cui la scaliamo), ed esiste il pericolo molto concreto che per “avere successo” sia necessaria la vita intera, mentre le grandi domande restano senza risposta.

Ed eccovi dunque un consiglio veloce, per congedarmi al termine di questo discorso: dato che secondo la mia opinione la vostra vita sarà un viaggio che vi porterà ad essere più gentili e più amorevoli, sbrigatevi.

Fate presto.

Iniziate subito.

In ciascuno di noi c’è un equivoco di fondo, un vero malessere in verità.

Si tratta dell’egoismo. Ma la cura esiste. Siate quindi gentili e pro-attivi e addirittura in un certo senso i pazienti di voi stessi – cercate le medicine più efficaci contro l’egoismo, cercatele con tutte le vostre energie, per tutto il resto della vostra vita.


Fate tutte le altre cose, quelle ambiziose – viaggiare, diventare ricchi, acquistare fama, essere innovativi, essere leader, innamorarsi, fare fortuna e perderla, nuotare nudi nei fiumi in mezzo alla giungla (dopo aver controllato che non ci siano in giro scimmie che cagano) – ma qualsiasi cosa farete, nella misura del possibile eccedete in gentilezza.

Fate ciò che vi può indirizzare verso le risposte a quelle grandi domande, cercando di tenervi alla larga dalle cose che possono sminuirvi e rendervi banali.

Quella luminosa parte di voi che esiste al di là della vostra personalità – la vostra anima, se credete – è tanto luminosa e brillante quanto nessun’altra.

Luminosa come quella di Shakespeare, luminosa come quella di Gandhi, luminosa come quella di Madre Teresa.

Sbarazzatevi di tutto ciò che vi può tenere lontani da quella luminosità nascosta.

Credete nella sua esistenza, cercate di conoscerla meglio, coltivatela, condividetene incessantemente i frutti.


E un giorno, tra 80 anni, quando voi ne avrete 100 e io 134, quando saremo tutti così gentili e premurosi da risultare quasi insopportabili, scrivetemi due righe.

Fatemi sapere come è stata la vostra vita.

Spero tanto che mi scriviate: è stata meravigliosa.


Congratulazioni, laureati del 2013.

Vi auguro tanta felicità, tutta la fortuna del mondo e un’estate splendida”.


Il testo in italiano è stato tradotto da Anna Bissanti, per minima&moralia. 



lunedì 24 agosto 2020

Alla Guardia Medica..l'"annacata", la mascherina,io so' io e voi non siete....

Buy L'arte di annacarsi: Un viaggio in Sicilia by  Roberto Alajmo and Read this Book on Kobo's Free Apps. Discover Kobo's Vast Collection of Ebooks and Audiobooks Today - Over 4 Million Titles!



Oggi il  medico chirurgo  che mi  ha operato il  30 luglio  u.s. mi aveva  convocato in ambulatorio per  il  quarto  controllo .Il decorso  è ancora  fastidioso e  quindi  pazienza ed ancora  pazienza

Con mia  moglie  ci siamo presentati  alle  9,15  per il  turno ovvio,regolare ,mascherina  indossata, igienizzante  per  le mani e   distanziamento.  Il  personale della struttura rispetta e  fa rispettare  le regole


Ore 9,25..Eccolo avanzare  lungo il corridoio  di ingresso  con incedere  solenne, "annacandosi"  con quel tipico  movimento di  arrogante  presenza  e controllo del territorio,......senza  mascherina, senza utilizzare   igienizzante, e  senza  rispettare  il distanziamento  nei  pressi  della  segreteria  di ricezione

Subito  ma  proprio  subito  gli viene fatto  notare l'assoluta  anarchia  verso  le  regole

"La  mascherina  ? dimenticata in auto  e  l'auto è posteggiata  lontano.Tanto  io  non  ho  il virus"  ...sempre  con l'annacata e  guardando  tutti noi  con disprezzo,per  la serie   ...schiavi, fessi,servi  e coglioni....


"Mi dispiace ..deve  uscire..Può  solo rientrare con  la mascherina..Ed   intanto non  sta  rispettando   le regole della  distanza     Deve   andar   via.Ritorni con  la mascherina"

...sempre   con  l'annacata"  Le  ho detto  che  non ho  il  virus ..L'auto è posteggiata  lontano..Facciamo  così  Entro  subito .Questi  signori capiranno..Vado   via. E  così nessuno  si   fa  farà   del  male    Non  ho  il virus"


"Senza  mascherina  ..lei non entra. Deve   andar via.  C'è  un tabaccaio  proprio  uscendo..Vende  le mascherine.Provveda   e  torni"

"Proprio  per  evitare  questioni..Sono  gentile e di animo  buono.Ora  provvedo"  e  con  l'annacata  esce. E  con  l'annacata  ritorna  mascherina   compresa


E  non  è  finita

"Bene..Ha  preso  appuntamento ?"

"Si  martedi   scorso  con  il Dott*****"Sono  il  Signor  ******""

"Ecco  Signor *****  l'abbiamo contattata  da  mercoledi  scorso al  cellulare  che lei aveva  comunicato .Sempre  staccato..Per  dire  che il Dottore  oggi  è  di  turno  in sala operatoria . Lei deve  ritornare  Mercoledi


"Ma  quel cellulare è  rimasto  spento .Avvisate  il Dott***  Lo  vado a trovare  in ospedale. Esce  un momento dalla sala  operatoria.Mi controlla..e  vado  via"..il tutto  con"l'annacata"


"Ma cosa  sta dicendo?.Ci  vediamo  Mercoledi   alle  9.30 e  mi   lasci   un nuovo  recapito  telefonico"

"E'  così  precisa Signora..Nessuna  eccezione..La   precisione  è  però  un difetto.Non sempre  è  bene. E  va  bene.A  Mercoledi."

"Non  dimentichi  la  mascherina"

"Ve  ne compro 100 e le regalo"

E  va  via  "annacandosi" 



NON  E'  finita  male.. E'  proprio  finita.

mercoledì 5 agosto 2020

mia nipote Maya, ilFicus macrophylla Piazza Marina -Giardino Garibaldi Palermo e Theilard de Chardin

Oggi  con  la  nostra  nipotina  non poteva  non  mancare  Piazza  Marina  con  ''pane, ''panelle  crocchè'' da   'Nni Franco U’ Vastiddaru''

12  panelle  e  12  crocchè  ''sfuse'',4  panini  con  panelle  e  crocchè,un piatto  di  patatine  fritte da  mangiare  senza  l'uso  criminale  di  maionese e Tomato Ketchup,birra  per   ''i  grandi'',acqua  per  Maya

Alla  fine  passeggiata  breve  verso il  Giardino  Garibaldi e  Maya,ora  a  quasi  sei  anni,incontra  LUI

Alberi monumentali, Ficus macrophylla Piazza Marina Palermo



Nonni  ma è  grandissimo ..arriva  fino  al  cielo..Si  alza  Ma non  cammina

Nonna..A  suo  modo  si,si  allarga  e  si  allunga ,guarda  qui  ,guarda  le  sue  radici  che  ogni  giorno  camminano  e  camminano

Nonna,ma  se  cammina ,allora parla 

Nonna,     si,a  suo  modo si,con  il  vento,le  foglie,gli  uccellini....


Nonno,..    e ci  difende  e  dal  troppo  caldo  e  dalle forti  piogge,ci  ripara

Nonno,allora  sogna ,gioca  e  pensa

Nonno.    Certamente. Bei  sogni  e  bei  pensieri  e  gioca  con  tutti. Da  ragazzino  giocavo  a  nascondino  da  Lui  con  il  mio  papà

Nonna,respira  a  suo  modo  come  le  persone  E'  un  grande  albero  che  ha  la  vita

Nonni,sembra  un  mostro,ma  non  mi  fa  paura E'  forte 

.........


Il  Padre  Theilard  de  Chardin  oggi  in  Paradiso  ha  sorriso.Caro  Padre,benedici.


Visualizza immagine di origine

domenica 2 agosto 2020

mia nipote Maya,- quel signore che abita in cielo e la cui mamma si chiama Maria . Elogio finale del falegname Giuseppe


Sono  entrato  in  clinica ,per  un  intervento  chirurgico  per  una  grossa ernia  inguino-scrotale  trascurata  da  almeno  5  anni ,Mercoledi  29  lugli- operato  il  30 e  ritornato  a  casa ieri  Sabato  1  Agosto. Venerdi  31  era arrivato  da  noi  per  due  settimane  estive dalla  Germania  mio  figlio  con  la  sua  famiglia  e  quindi  con  la  nostra  nipotina  Maya  anni  sei russa  da  parte  di  madre,italiana  da  parte  di  padre,tedesca  ormai  non  solo  per  residenza  e   prossima  cittadinanza  ma  proprio  ormai  per  crescita  e  socialità . Frequenterà,in  continuità  con  l'asilo,una  scuola primaria  russo  tedesca  laica  e  non  confessionale,culturalmente  ebraica.  Alle  19.00  del  Venerdi  Maya  arrivata  a  casa  nostra  subito  mi  telefona  in  clinica.''Nonno  ora  domanti  ti  aspetto  a  casa.Non  vedo  l'ora''


Vengo  posto  iun  uscita  alle  11,30  del  Sabato  e  con  l'aiuto  di  mio  figlio mi  presento  a  casa  festeggiato  alle  ore  12,00. 


Ed  eccoci  al  momento  del  pranzo familiare



-Nonno  sono  stata molto  in  preoccupazione  per  te  e  ho  chiesto  aiuto  a  quel  signore  che abita  in  cielo  e  la  sua  mamma  si  chiama  Maria.


-Grazie  Maya.Vorrei  sapere  il  nome  di  questo signore che abita  in  cielo  e  la  sua  mamma  si  chiama  Maria.


-Nonno te  lo  dico  in  russo.Non  lo  so  in  Italiano. Iисуса Христа


- Maya  è  quasi  uguale  in  greco,in  romeno,in  latino,in  tedesco,in  in  inglese e  francese. In  italiano  si  dice  Gesù  Cristo.  E ' quasi  uguale.


-Si  Nonno  è  uguale Iисуса Христа è  un  signore  buono,molto  buono  e  non  è  monello. La  sua  mamma  è contenta  di  lui.Sono  contenta  che  anche  tu  e  la  nonna  lo  conoscete




--------..


La  si  sta  facendo  crescere  bene. Spero  che  quando  Maya  chiederà  chi  sia  il  padre  di   исуса Христа il   signore  che  abita in  cielo  e  che  è   buono,molto  buono  e  non  è  monello. La  sua  mamma  Maria, è contenta  di  lui,chi  verrà  interrogato-interrogata  possa  rispondere,senza  pesantezze  teologiche  ad   enorme  pallosità, ''Giuseppe  di  Nazareth,il  falegname






venerdì 17 luglio 2020

per un'ecclesiologia ''apolide''


Hermann Hesse



Un viandante non è un viaggiatore. Non si limita a superare occasionalmente delle distanze, ma percorre degli itinerari, connota degli spazi. E dal momento che nemmeno è un pendolare, questi spazi, questi itinerari sono sempre diversi. Il viaggio è la sua vita, lo spostamento è la sua meta. Questo lo differenzia dal viaggiatore. Il viaggiatore parte, arriva, vede. Il viandante non parte, perché non ha luoghi o affetti da cui staccarsi, e non arriva, perché non ci sono affetti e luoghi a cui legarsi: e soprattutto non vede, ma conosce, non subisce l’alterità, ma è riconosciuto. Non avendo dimora, non è mai uno straniero. E di ogni contrada, naturale o ideale, può fare la sua patria, senza rinnegare la sua vocazione di apolide